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TANIA DEL CIRCO
di Alessandro Carbone

Arrivano di corsa, con gli orsi al guinzaglio, il carro delle giraffe e quello dei leoni.

I pagliacci che inciampano e la gran cassa che batte a ritmo delle ballerine con le piume che lanciano a bracciate gli inviti del Circo Moldavo.

Grande occasione, signori, grande artisti, specialisti, contorsionisti, nani e femmine barbute, magiaferro, soffiafuoco, eliofanti, giocolieri, gran visir e danzator di spade.

Tutti al circo delle fate.

Ripete la voce gracchiante dal megafono scassato, rumore di voce metallica mentre la piccola banda intona una marcia e che suona da rumba ma la gente batte lo stesso le mani.

Gli acrobati vengono dietro.

Sfilano.

La piramide umana, che pende a destra per via che uno nel mezzo e senza una gamba, il trampoliere con la paglia al posto dei capelli che di nascosto beve da una fiasca sotto la giacca, i lanciatori di birilli tesi come le corde dei funamboli seduti su un trapezio appeso alla meglio sopra un carro appena dietro gli sbandieratori.

Poi passa lei.

Tania chiude la fila e quando passa lei la gente si fa zitta.

Tania ha 10 anni ed è in piedi sul pallone

Tania scalza fa rotolare sotto i piedi un mappamondo appena più grande di lei.

Tania poi si ferma e fa l'inchino e la gente si spella le mani e raccoglie gli inviti a terra.

Ma Tania non sente nulla.

Con la testa è dentro ogni paese che calpesta.

Sogna di volarci dentro e sparire nel pallone o che si gonfi d'improvviso e come un aquilone, come una mongolfiera la porti via.

Il circo si allontana festante dal bordo della città.

 

 

 

 

 









     
 
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