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LO SCRITTURISTA
di Alessandro Carbone

Lo scritturista prese il bagaglio e si incamminò.

Mangiò solo tre vaghi d'uva quella mattina, ammorbidì l'alba con un sorriso e scelse le scarpe migliori.

Non c'era notte che non pensasse di tornare. Lì tra le sue valli narrative e colibrì di libri volanti.

Ma Lo scritturista non sente ragioni. Viaggia punto e basta.

Aggirò l'altopiano di Haymana, scavalcò i monti Tecar e monti del Seytan.Una Notte.

Poi volse al Volga , si fermò a mangiare bacche nel piccolo villaggio di Tedzen.

Così decise di affrontare il deserto di Thar.

Le Stelle quella notte lo punsero a migliaia, si avvolse nella coperta della sua pelle e sognò.

Sognò una casa, un padre e una madre e un tappeto di lana bianca.

Al suo risveglio trovò ancora un pò di tramonto nelle tasche, mastico tutto molto lentamente.

Un formicaio ai suoi piedi si industriava in una qualche gara di sopravvivenza non contemplata in nessun manuale: 

due tra i fuchi più rocciosi danzavano per la loro reggina.

Lo scritturista segnò tutto sul suo taccuino, anche le note di fondo pagina. Tutto molto minuziosamente.

Dal suo libro preferito strappò l'ultima pagina e pianse lacrime d'inchiostro.Andava fatto. Per tutti.

Prese la matita più appuntita e l'affondò nel cuore, da carne a carne. Andava fatto. Per tutti.

Morì come una virgola fuori del testo. Sospeso.

Lo scritturista prese il bagaglio e si incamminò.....

 









     
 
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