
IL GENIO DEL BRASILE
di Alessandro Carbone
Manè Dos Santos detto Garrincha.
E' stato forse tra i giocatori più imprevedibili e fantasiosi del mondo. Aveva un doppiopasso micidiale, in realtà perché aveva una gamba storta e più corta dell'altra, frutto della poliomelite e della fame patita da bambino. "L'uccellino", così lo chiamavano.
Riusciva a saltare gli avversari come birilli e regalando agli spettatori uno spettacolo unico. Un autentico fenomeno, ha vinto due mondiali con il Brasile nei quali è stato il giocatore chiave, eppure di quelli del ‘58 l'immagine che rimane è quella di un Pelè adolescente che piange durante la premiazione. Tutti piangono. Tutti meno Garrincha, che ingenuamente domanda al proprio capitano:
"Cosa è successo?"
E quando gli dicono che sono campioni del mondo, replica dicendo:
"Ma la partita di ritorno quando la giochiamo?"
Ecco un uomo così, con l'anima di un bambino. Ma la vita non è stata affatto gentile nei confronti do questo eterno bambino, felice solo con la palla tra i piedi. Garrincha muore il 21 gennaio del 1983, povero, alcolizzato e dimenticato da molti.
Muore a 49 anni e il Brasile intero si rende conto di aver dato troppo poco a uno dei suoi figli che invece ha fatto molto per la sua nazione. C'è un detto brasiliano che dice: se parli di Pelè a un vecchio questo si toglie il cappello per un senso di devota gratitudine. Ma se gli parli di Garrincha, allora il vecchio si mette a piangere. C'è un giorno che nessun brasiliano scorderà mai. Al ritorno dalla Svezia con la Coppa del Mondo del mondo, i calciatori della ‘Selecao' furono accolti dal governatore di Rio che riunii nello stadio tutta la città per farli celebrare come eroi.
Un bolgia festante e colorata ritmata dai tamburi e dalle urla festanti. Al termine della cerimonia il governatore annunciò che c'era una villetta sulla spiaggia come premio per ogni calciatore.
Mentre si congratulava con gli atleti, Garrincha gli si avvicinò e chiese di poter parlare.
Allora tutto lo stadio si fermò. Scese un silenzio irreale.
Garrincha si avvicinò al microfono e disse:
“A me non interessa la villetta, avrei un altro desiderio...” Silenzio.
“Dica pure, signor Garrincha! Dica quello che vuole!”, disse il governatore sorridente.
“Sono sue quelle colombe?”
C'erano in alto sugli spalti le gabbie che tenevano le colombe, le avrebbero aperte per il gran finale.
Il loro verso era l'unico suono di sottofondo.
Il governatore guardò in alto e perplesso, annuì.
Silenzio.
“Potrebbe liberarle?”.
Chiese semplicemente Mané Dos Santos detto Garrincha.
E un volo di colombe bianche attraversò il cielo azzurro di uno stadio muto.
Poi fu festa.
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