
I TUOI CAPELLI LASCI LUNGHI
di Alessandro Carbone
Era l'ultimo, i vestiti invernali e estivi li aveva ripresi già con il
primo viaggio, con il secondo i quadri e l'attrezzatura per la camera
oscura, quello dei libri era l'ultimo scatolone che rimaneva.
Disabitare un luogo, portar via qualcosa di se prima di portar via se
stessi. Alessandra stava grattando via ancora qualche angolo di
ricordi. Si sà è un lavoro che non viene mai bene, maneggiare ricordi è
come giocare con la gomma da masticare, non passa un minuto e ti
ritrovi le dita impiastrate per ore. E puoi lavarle quanto vuoi, ne
rimane sempre qualche pezzo, quasi fosse diventato tutt'uno con la pelle.
<Allora hai preso tutto.>
<Credo di si, vabbe' se mi accorgo di altro ti chiamo>
<Domani vado fuori non so di preciso quando torno, cioè dovrei stare
via un paio di giorni ma sai com'è>
<No, si non ci sono problemi>
<Scusa se non ti dò una mano con i pacchi ma è che devo scappare, senti
chiudi tu, che fai poi le chiavi te le tieni?>
<No, no, le lascio di sotto a Donato>
<Ah. Perfetto.Senti allora ciao>
<Si ciao>
Quando dell'amore rimangono gli scatoloni.Strana metafora di un finale.
Forse nella rapidità del buttar dentro si scivola nel cartone anche
noi, prima un sorriso, poi quello sguardo e infine quel che resta della
tenerezza.
Ale masticava un panino, sola, nella stanza vuota a metà, seduta sulle
cose da portar via.
Tra i denti cinque anni, mescolati al fiato respirato in due per molto.
<Pronto?>
<Ciao, sono io, dove stai?>
<Ohi, Giò. In macchina, sto venendo via>
<Preso tutto?>
<Si credo tutto, c'ho il portabagagli carico bestia>
<Stato difficile?>
<Ma ne si ne no. Non so dirti. E' che alcune cose...>
<Che cose?>
<No niente, guarda non mi va di parlarne. Ok?>
<No figurati. Va bene. Senti. Il resto?>
<Come al solito>
<Capito. Poi che fai, dovevi passare mi hai detto dal parrucchiere. Che
fai allora li tagli?>
<No> Ale abbassò il finestrino e sporse la mano fuori, lasciò che tra
le dita le passasse aria fresca. <Li lascio lunghi>.
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