
L'APOTEMA DEL DOLORE
di Alessandro Carbone
".....e mi condusse nella sua stanza, l'odore forte del dopobarba alle spezie fermentava i miei istinti già spinti verso la folle corsa della passio".
Marco staccò le dita dalla tastiera, con una spinta nervosa allotanò la sua zattera a rotelle dall'isola affollata di pensieri della sua scrivania.Si strizzò gli occhi e li tenne chiusi quel tanto che bastò per assaporare i riflessi ottici del monitor nel buio della sua mente. Fece perno sulla sui poggioli e si direzionò verso la cucina.
Dalla finestra, un autunno ocra insabbiava di foglie i marciapiedi vuoti della sera, le luci votive delle cucine attendevano solenni il rito della cena.
Marco aprì il frigo e ne tirò fuori una birra, il movimento rapido di una forchetta disarcionò il tappo dal collo della bottiglia.
Tornò verso la sedia a rotelle, prese i remi e attraccò davanti al computer.
" ne, i semi dei fiori del paradiso stavano finalmente per essere gettati nel giardino del peccato.Mi sfilò"
Squillò il telefono nel angolo della stanza.
<Si?>
<A che punto sei con il lavoro?>
<Dai manca poco, non puoi torturarmi così tutti i giorni.>
<Senti stai calmo e buonino, sai come sono fatti quelli, pagano bene ma vogliono che si rispettino i tempi di consegna tutto qui, allora quanto ti manca?>
<Stò alla scena di sesso, tra Roxy e Morgan, quando lui la porta nella sua soffitta e via dicendo.>
<Bene, falla come piace a loro, mi raccomando esplicito,implicito ok?>
< Ora vuoi dirmi pure come cazzo devo devo scrivere, già è merda di suo, però lo devo fare con dignità letteraria.>
<Ohi ragazzino, se non era per me, ancora eri li che scrivevi i testi per i porno, chiaro? Questo è il tuo lavoro e quello è il tuo pubblico quindi srcivi come piace a loro e basta, che a fare il romanziere c'hai tempo.>
< Senti ok. Mo torno a scrivere, ti chiamo domani e ti faccio sapere come chiudo.>
<Cosi mi piaci.Non eccitarti troppo nella descrizione eh? Vai bello a domani.Ciao.>
<Ciao.> Fanculo.
Marco respirò insieme ad un altro sorso di birra, strinse i pugni, poi trascinò le dita sbiancate sull'alfabeto di plastica.
"no anzi mi prese una mano e l'appoggiò sul suo petto dicendomi'Lo senti Roxy?'
'Bhe si la passione ne sei pieno no?'
'Lascia stare la passione, lo senti, sotto la pelle, tra i miei ricordi, questa vena di dolore?'
'Morgan non ti capisco, è un tuo modo per eccitarmi vero?'
'Questa riga di dolore che ci circonda, che ci fa umani, che ci increspa l'anima.'
'Morgan cioè ora siamo qui no, cioè tu mi hai portato qui per, non ti seguo ho qualcosa che non va?, non ti piaccio?, hai un altra?'
'Hai mai i brividi di notte perchè ti senti sola? Hai mai pianto solo per piangere e sentirti viva?'
'Morgan mi spaventi, cioè mi sembravi un uomo così deciso sicuro di te stesso ora dici cose che non comprendo.'
'Si può comprendere perchè una nuvola cambia mille volte forma?
O perchè i sogni non la cambiano mai? Questo vuoto che riempie di aria compressa il cuore, che scardina le valvole dell' identità e ci lascia solo questa chiara, fitta sensazione di dolore, la senti Roxy?'
'Vabbè Morgan io vado, magari ti chiamo,ci sentiamo, ok? Ciao"
'Ciao'.Fanculo"
Marco sorrise appena, ripetendo sottovoce, tra le labbra 'Fanculo'.
Selezionò con il mouse l'ultime righe scritte, poi urtò con la mano la base della bottiglia. La afferrò con entrambe le mani e la portò alla fronte. Chiuse un occhio e avvicinò l'atro all' apertura, come un nostromo in tempesta, tra la schiuma, Marco cercò terra.
Quella era l'ultima bottiglia di un frigo vuoto.
Marco pigiò rumorosamente il tasto [canc].
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